L’Associazione Italiana di Psicologia e Criminologia fondata a Roma nel 2001 è iscritta dal 2004 nel Registro Regionale delle Organizzazioni di Volontariato della Regione Lazio, si contraddistingue per la multidisciplinarietà e le specifiche esperienze in ambito psicologico giuridico forense dell'equipe.

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Centro Presunti Autori, Roma

Stalker, la legge non basta. E se invece che in prigione li rieducassimo?

Saimo Luchetti, muratore di 23 anni, sabato ha picchiato e poi spinto l’ex fidanzata Andrea Toccaceli, 18, giù da un viadotto lungo la statale 73bis, nelle Marche: un volo di 15 metri. Dopo, si è buttato anche lui. Ricoverati, lei è grave.

Sui giornali li chiamano “drammi della gelosia”. Per la legge è stalking.
Nel 2011 sono state uccise 128 donne in Italia, 10 in più dell’anno precedente.

Spesso non si riesce a fermare l’assalitore prima che succeda l’irreparabile, anche se la vittima lo denuncia molto prima: la legge lo può mandare in galera, colpisce il sintomo non la malattia. Uscito dal carcere, l’uomo è pronto di nuovo a colpire la donna che pensa di sua proprietà. La cronaca nera è piena di casi.

L’Osservatorio Nazionale Stalking sostiene da anni che la sola coercizione (detenzione domiciliare o carcere) non aiuta nè il persecutore nè la vittima e che lo stalker va aiutato. Siete d’accordo?

La sola coercizione non aiuta il persecutore, che da solo non può e spesso non vuole affrontare il suo problema psicologico, e non aiuta la vittima perché in un caso su tre il suo persecutore, dopo la denuncia e talvolta dopo la condanna, continua a molestarla, spesso con intensità e ferocia anche maggiori.

L’Osservatorio Nazionale Stalking sostiene un’altra strada, ossia la necessità di un percorso di risocializzazione, coordinato da esperti psicologici. Dal 2007 ha istituito un Centro Presunti Autori, gratuito, che fino ad oggi ha seguito 130 stalker: nel 40 per cento dei casi ”si è raggiunto un contenimento completo degli atti persecutori mentre nel 25 per cento l’attività vessatoria è almeno diminuita”.

L’ordinamento italiano ha accolto il reato di stalking tre anni fa, ma l’efficacia della legge 612-bis non è eccellente. Il trend di donne uccise per mano di un familiare o un partner è in costante ascesa dal 2009, nonostante l’aumento di denunce e di richieste di misure cautelari. Da anni l’Osservatorio insiste sulla necessità di

“lavorare con i presunti autori dello stalking”:

secondo i loro dati, infatti, uno stalker su tre, dopo la denuncia e anche dopo la condanna, continua imperterrito a perseguitare la vittima. La coercizione insomma è inefficace o quanto meno non basta. La condotta criminosa dello stalker affonderebbe infatti le proprie radici in un disagio psicologico dello stalker, “soggetto che spesso presenta gravi difficoltà ad elaborare l’abbandono della persona amata”. Un po’ debole, forse, l’analisi delle ragioni di questa difficoltà che, secondo i promotori dell’Osservatorio, sarebbe da ricercare, un po’ banalmente, “in un’infanzia vissuta nel dramma della trascuratezza”.

In ogni caso, dal 2007 il Centro Presunti Autori si fa carico dei padri-compagni-mariti/padroni, che martirizzano le donne per i motivi più futili:l’obbiettivo è di recuperare gli stalker con percorsi di psicoterapia mirati ad una presa di coscienza del problema e all’elaborazione dei vissuti personali non superati. Il progetto pilota, ora finanziato dalla Regione Lazio, secondo l’Osservatorio andrebbe esteso in maniera capillare in tutte le regioni, per garantire un monitoraggio del fenomeno serio e qualificato.

La dinamica dello stalking, concludono gli esperti dell’Osservatorio, ha unaltissimo rischio di recidiva e di passaggio all’atto grave senza manifestazioni intermedie: spesso si passa dalla violenza psicologica agli atti persecutori, di solito dopo una separazione o un rifiuto, fino all’omicidio.

Non sfugge che l’Osservatorio in qualche modo punta anche a mettere lo stalker sotto una luce diversa: l’odiatissimo uomo che fa violenza sulla donna, in una lettura di questo tipo, va “compreso” e aiutato.

Difficile, per noi donne, nutrire “pietas” per queste persone, ma è pur vero che bisogna capire come “nasce” uno stalker, colui che agisce con atti persecutori, o un gaslighter, colui che agisce violenza psicologica/manipolazione affettiva. Personalità borderline, sicuramente, che però secondo l’Osservatorio non sono caratterizzate da psicopatologie mentali gravi (solo il 5% degli stalker ne soffrirebbe, il 75% è affetto da “rigidità relazionale”, il 20% da “disturbo della personalità”).

E voi, cosa pensate: meglio la giustizia punitiva in questi casi o la più lunga e complessa strada della giustizia riparativa? Quale può dare risultati migliori?

di 

Fonte: http://27esimaora.corriere.it/articolo/stalker-la-legge-non-basta-e-se-invece-che-in-prigione-li-rieducassimo/

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